Trenta giorni.

30 Giorni chiuso in casa. Damiano, come molte persone autistiche, è ipersensibile a determinati stimoli, ovvero percepisce alcune sensazioni in modo amplificato. Ad esempio, quando si trova certi indumenti a contatto diretto con la pelle (e non parliamo solo di maglie di lana, ma anche materiali soffici e delicati), gli danno un estremo fastidio. Gli viene da grattarsi, si sente soffocare, fa fatica a ragionare.

Visto che non per tutti è così, fin da piccolo dalla gente si è sentito dire: “Ma non esagerare!”, “ma cosa dici”, “se non dà fastidio agli altri perché dovrebbe dare fastidio a te!” "Ti lamenti troppo". Eppure è così, per molte persone autistiche indossare una determinata maglia può essere doloroso.

In questa quarantena ci dice sempre di sentirsi bene e spensierato, ad eccezione di un elemento che gli “rovina la vita”: LA BARBA. Per Damiano la necessità di non avere la barba non è un fattore puramente estetico, ma un vero e proprio bisogno. Lui sente prurito, dolore, un fastidio che non gli permette di pensare lucidamente. Moltissime volte tornava a casa dal lavoro lamentandosi della barba, molte sue bellissime giornate sono state rovinate dalla sofferenza di quella “barbaccia!”, come la chiama lui. Per questo ama andare dal barbiere, è un po' come uno psicologo e un dottore: gli libera la mente e lo fa sentire bene. In questi giorni gli ho chiesto: “Ma non puoi provare a fartela da solo?” Nostro padre glielo ha insegnato. Risponde: “No, farmela da solo è fastidioso quanto avere la barba. Voglio fare il laser, la ceretta, voglio che non ricresca mai più!”. Ecco la nota veramente dolente della sua quarantena. Non sono i 30 giorni in casa, non è la febbre. Per lui la sofferenza è quella maledetta barba.

E approfittiamo di questo post anche per sensibilizzare, per cercare di far capire che il prossimo, le sue sofferenze e le sue richieste, vanno sempre prese sul serio. Anche quando noi, non provandole in prima persona, non riusciamo del tutto a capirle.

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